Patata dolce: varietà, stagionalità e come riconoscerla all’acquisto

La patata dolce è la radice tuberizzata di Ipomoea batatas, pianta erbacea della famiglia delle Convolvulacee. Nonostante il nome, non ha parentela botanica con la patata comune, che appartiene alle Solanacee: la somiglianza è solo d’uso. In Italia circola anche con i nomi di batata, patata americana e, nel Salento, patàna.

La distinzione conta in cucina più di quanto sembri. La patata dolce contiene amido meno strutturato e una quota rilevante di zuccheri solubili, e questo cambia il modo in cui reagisce al calore: caramellizza in superficie, resta umida all’interno e si sfalda con facilità in acqua bollente.

Informazioni generali

La pianta

Ipomoea batatas è una pianta strisciante a fusto prostrato, coltivata come annuale nei climi temperati e perenne nelle zone tropicali di origine. La parte edibile è la radice tuberizzata, non un tubero vero: è la differenza morfologica che la separa dalla patata, dove l’organo di riserva è un fusto sotterraneo modificato.

La propagazione avviene per talea o per germogli radicati, non per seme. Le radici hanno forma affusolata e peso molto variabile: secondo la scheda del prodotto tradizionale pugliese, gli esemplari commerciali vanno da 150 a 1.000 grammi.

Le varietà

Le varietà si distinguono prima di tutto per il colore della polpa, e il colore anticipa il comportamento in cottura.

  • Polpa arancione, buccia ramata o violacea: è il tipo più diffuso sui banchi italiani. Polpa umida, molto dolce, ricca di betacarotene. Rende bene al forno e in purea, meno in frittura.
  • Polpa bianca o crema, buccia chiara o rossastra: consistenza più asciutta e farinosa, dolcezza contenuta. È il tipo storicamente coltivato in Salento e il più adatto alle cotture asciutte.
  • Polpa viola, buccia scura: contiene antocianine, i pigmenti idrosolubili responsabili del colore. Sapore meno zuccherino, tenuta in cottura migliore.

La cultivar Beauregard, a polpa arancione, è quella che si incontra più spesso nella grande distribuzione. Sotto il nome commerciale di satsumaimo circola invece il tipo giapponese a buccia viola e polpa chiara, dalla texture nettamente più asciutta.

Come si coltiva

La coltivazione richiede terreni sciolti, sabbiosi e ben drenati, e teme il ristagno idrico. Il trapianto avviene in primavera avanzata, quando il terreno ha superato stabilmente i 15 °C, e la raccolta si colloca tra fine estate e autunno, prima delle prime gelate.

Dopo la raccolta le radici passano per la curatura: un periodo a temperatura e umidità elevate che favorisce la cicatrizzazione delle lesioni superficiali e la conversione parziale dell’amido in zuccheri. È il motivo per cui una patata dolce comprata a novembre risulta più dolce di una appena raccolta.

Informazioni culinarie

Come si usa in cucina

Il forno intero, con la buccia, è la cottura che valorizza meglio la radice: il calore secco concentra gli zuccheri e la polpa resta compatta. A 200 °C servono dai 45 ai 60 minuti a seconda del calibro.

A cubetti, condita con olio di oliva, rosmarino e timo, diventa contorno. Ridotta in purea sostituisce la patata in preparazioni dove la dolcezza non stona: sformati, gnocchi, ripieni. La bollitura è la tecnica meno adatta, perché la polpa assorbe acqua e perde struttura.

Sul versante dolce funziona come base di torte, budini e ripieni. Nella pasticceria giapponese la varietà a polpa chiara è ingrediente dei daigaku imo, bocconcini caramellati con sesamo.

Regge bene gli abbinamenti aromatici decisi: zenzero, curcuma, cannella, peperoncino. La dolcezza chiede un contrappunto acido o salato — aceto, agrumi, un formaggio stagionato — altrimenti il piatto risulta piatto.

Come riconoscerla all’acquisto

La buccia deve essere tesa, asciutta e senza rughe. Le rughe indicano disidratazione avanzata e polpa fibrosa.

Vanno scartati gli esemplari con macchie molli scure, con aree infossate o con odore di fermentato: sono segni di marciume interno che si estende oltre la parte visibile. Le screziature superficiali chiare, invece, sono cicatrici da curatura e non sono un difetto.

I germogli in partenza dagli occhi non rendono la radice tossica — a differenza della patata comune, dove i germogli segnalano accumulo di solanina — ma indicano una conservazione lunga e una polpa già impoverita.

Sul calibro conviene scegliere pezzi omogenei tra loro: in cottura al forno un divario di peso significativo produce risultati diseguali nella stessa teglia.

Come si pulisce e si prepara

Si lava sotto acqua corrente strofinando con una spazzola: la buccia è sottile e trattiene terra nelle pieghe. Per le cotture al forno la buccia si lascia, perché contiene fibra e trattiene l’umidità della polpa.

La polpa ossida rapidamente una volta tagliata, virando al grigio-marrone. Se il taglio precede la cottura di più di qualche minuto, i pezzi vanno tenuti immersi in acqua fredda acidulata con succo di limone.

Come conservarla

Si conserva in luogo fresco, buio e asciutto, tra 12 e 15 °C, mai in frigorifero: sotto i 10 °C la polpa subisce danno da freddo, sviluppa aree dure che non ammorbidiscono in cottura e assume un sapore sgradevole. In condizioni corrette si mantiene diverse settimane.

Una volta cotta va refrigerata e consumata entro due giorni. La polpa cotta si congela bene, meglio in purea che a pezzi.

Nelle cucine del mondo

In Perù e in Bolivia, dove la specie è stata addomesticata, il camote accompagna il ceviche in fette bollite, e la sua dolcezza serve a compensare l’acidità della marinatura.

Negli Stati Uniti il sweet potato casserole è piatto fisso del Ringraziamento. In Giappone lo yaki-imo si vende arrostito su pietre roventi dai carretti invernali. In Corea il goguma entra nei ripieni e nei contorni. In Africa occidentale è alimento base cotto sotto la cenere o in stufati.

Ricette collegate

Informazioni geografiche

Ipomoea batatas è originaria dell’America centro-meridionale, dove è coltivata da millenni, e si è diffusa nel Pacifico e in Asia prima ancora dei contatti europei. Oggi la produzione mondiale è concentrata in Asia orientale e in Africa subsahariana.

In Italia la coltivazione è storicamente localizzata in Salento, in Veneto e in alcune aree della Campania. La Batata dell’agro leccese è iscritta nell’elenco regionale pugliese dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali: la coltivazione è documentata a Calimera, nella Grecìa Salentina, e si è poi ristretta a una fascia costiera che comprende Surbo, Squinzano e Trepuzzi. La scheda regionale descrive radici da 150 a 1.000 grammi, con buccia dal giallo scuro al bruno-rossastro fino al violaceo e polpa dal bianco crema all’arancione.

Stagionalità: la raccolta italiana va da settembre a novembre, e il prodotto nazionale resta sul mercato fino a inizio inverno grazie alla conservabilità. Fuori da questa finestra i banchi sono riforniti da importazioni, principalmente da Spagna, Egitto, Israele e Stati Uniti.

Nessuna denominazione DOP, IGP o STG è registrata per questo prodotto.

Informazioni nutrizionali

Valori nutrizionali

Le tabelle CREA non includono la patata dolce. I dati riportati vengono dallo USDA FoodData Central, riferimento indicato per gli alimenti non coperti dalle tabelle italiane, e si riferiscono al prodotto crudo.

NutrienteValore per 100 g
Acqua77,28 g
Energia86 kcal / 359 kJ
Proteine1,57 g
Lipidi0,05 g
Carboidrati20,12 g
Fibra totale3,0 g
Potassio337 mg
Calcio30 mg
Magnesio25 mg
Ferro0,61 mg
Vitamina A (RAE)709 µg
Betacarotene8.509 µg
Vitamina C2,4 mg
Vitamina B60,209 mg

Fonte: USDA FoodData Central, SR Legacy, “Sweet potato, raw, unprepared”.

Apporto di nutrienti

Sui valori di riferimento del Reg. UE 1169/2011, 100 g di patata dolce cruda a polpa arancione superano ampiamente la soglia del 30% per la vitamina A (709 µg contro un valore nutritivo di riferimento di 800 µg): l’alimento rientra quindi nella dicitura autorizzata «ad alto contenuto di vitamina A». La vitamina A contribuisce al mantenimento di pelle e vista normali e alla normale funzione del sistema immunitario.

Il betacarotene presente in quantità elevata è il precursore vegetale della vitamina A ed è responsabile del colore della polpa: le varietà a polpa bianca ne contengono una frazione minima, e su quelle il dato sopra non è trasferibile.

Il potassio, con 337 mg per 100 g, supera il 15% del valore di riferimento (2.000 mg) e consente la dicitura «fonte di potassio». Il potassio contribuisce alla normale funzione muscolare e al mantenimento di una normale pressione sanguigna.

Il contenuto di fibra, 3 g per 100 g, resta sotto la soglia dei 3 g per 100 kcal richiesta per la dicitura «fonte di fibre» e non consente quindi di usarla.

I carboidrati sono in parte zuccheri solubili, e la quota aumenta con la conservazione e con le cotture prolungate a calore secco: è una caratteristica organolettica, non un difetto, ma va tenuta presente da chi controlla l’apporto di zuccheri.

Informazioni culturali

Storia

L’addomesticamento risale ad almeno 5.000 anni fa nell’America centro-meridionale. La presenza della specie in Polinesia in epoca precolombiana, insieme al nome kumara comune al quechua e alle lingue polinesiane, è uno degli indizi archeobotanici discussi a proposito dei contatti transpacifici, questione ancora aperta tra i ricercatori.

In Europa arriva nel Cinquecento, prima della patata comune, e per un lungo periodo resta una curiosità da orto botanico. In Italia la coltivazione si radica solo in aree circoscritte, dove il clima e i suoli sabbiosi la favoriscono.

Curiosità

Le foglie della pianta sono commestibili e in molte cucine africane e asiatiche si consumano cotte come le altre verdure a foglia, con un uso paragonabile a quello degli spinaci. In Italia non arrivano quasi mai sul mercato.

Il nome inglese yam, usato negli Stati Uniti per le varietà a polpa arancione, è impreciso: gli igname veri appartengono al genere Dioscorea e non hanno rapporto con Ipomoea batatas.

Le foglie non sono l’unico uso secondario: in Giappone dalla radice si ricava lo shōchū imo, distillato ottenuto per fermentazione della polpa cotta al vapore.

Nelle altre lingue

  • Inglese: sweet potato
  • Francese: patate douce
  • Spagnolo: batata, camote, boniato
  • Tedesco: Süßkartoffel
  • Portoghese: batata-doce
  • Giapponese: satsumaimo (さつまいも)
  • Cinese: hóngshǔ (红薯)

Potrebbe interessarti anche