Calamaro mediterraneo

Calamaro mediterraneo

Il calamaro (Loligo vulgaris) è un mollusco cefalopode della famiglia Loliginidae. Ha corpo affusolato, due pinne laterali che percorrono buona parte del mantello e dieci appendici, otto braccia e due tentacoli più lunghi. Si distingue dal totano, con cui viene abitualmente confuso, per la forma delle pinne e per carni sensibilmente più tenere: è la ragione della differenza di prezzo tra i due.

Informazioni generali

L’animale

Il mantello è cilindrico e allungato, terminante a punta, di colore biancastro con punteggiature rossastre dovute ai cromatofori, cellule pigmentate che l’animale controlla per cambiare colore. All’interno il corpo è sostenuto dalla gladio o penna, una struttura cornea trasparente che è il residuo della conchiglia interna.

Il calamaro possiede una sacca dell’inchiostro, usata come difesa, e vive in mare aperto fino a circa 500 metri di profondità, compiendo migrazioni verticali giornaliere: sale verso la superficie di notte e scende di giorno.

Calamaro e totano

È la confusione più frequente del banco pescheria, e ha conseguenze sul prezzo e sulla cottura.

Caratteristica Calamaro Totano
Specie Loligo vulgaris Todarodes sagittatus
Pinne Ampie, romboidali, lungo due terzi del mantello Piccole e triangolari, solo all’estremità
Carne Tenera, bianca, sottile Più spessa e coriacea, tendente al rosato
Cottura Rapida oppure lunga Richiede cottura prolungata
Prezzo Più alto Più contenuto

Il nome scientifico è obbligatorio in etichetta ai sensi del Reg. (UE) 1379/2013 e risolve ogni dubbio. Va segnalato che una quota rilevante dei calamari surgelati in commercio appartiene a specie di importazione dei generi Illex e Dosidicus, con caratteristiche diverse da Loligo vulgaris.

Informazioni culinarie

Come si usa in cucina

Calamari fritti

La regola del calamaro è una sola e vale per tutte le preparazioni: o pochissimo, o moltissimo. Le proteine del collagene si contraggono rapidamente al calore rendendo la carne gommosa, e servono poi tempi lunghi perché il collagene si idrolizzi in gelatina e la consistenza torni morbida.

  • Cottura breve: 1-2 minuti in frittura ad alta temperatura, sulla griglia o in padella molto calda.
  • Cottura lunga: almeno 30-40 minuti in umido, per gli stufati e i calamari ripieni.

La fascia intermedia, tra i 5 e i 20 minuti, è quella che produce il risultato peggiore.

Calamari alla griglia

Come riconoscerlo all’acquisto

  • Pelle: integra e aderente, con punteggiature rossastre vive. Una pelle staccata o sbiadita indica un prodotto vecchio o molto manipolato.
  • Occhi: sporgenti, neri e brillanti, non infossati né lattiginosi.
  • Carne: soda, elastica, di colore bianco perlaceo. Le sfumature rosate o giallastre sono un difetto.
  • Odore: marino e delicato, mai ammoniacale.
  • Tentacoli: integri, con ventose che oppongono resistenza al tatto.

Come si pulisce

  1. Si separa la testa dal mantello tirandola con decisione: le interiora vengono via insieme.
  2. Si estrae la gladio, la penna trasparente all’interno del mantello.
  3. Si taglia la testa sopra gli occhi conservando la corona di tentacoli, e si elimina il becco corneo che si trova al centro, premendo dal lato opposto.
  4. Si spella il mantello partendo da un lembo e tirando la membrana violacea verso la punta.
  5. Si sciacqua tutto abbondantemente, anche l’interno del mantello.

La sacca dell’inchiostro, argentea e allungata, può essere conservata intatta per i risotti e le paste al nero.

Come renderlo tenero

Oltre alla regola sui tempi, aiutano due accorgimenti: incidere il mantello a losanghe sul lato interno, che accorcia le fibre e favorisce una cottura uniforme, e nelle cotture lunghe aggiungere un elemento acido, come vino bianco o pomodoro, che accelera l’idrolisi del collagene.

Quanto acquistarne e come si conserva

La parte edibile è pari al 65 % del peso acquistato. Per una porzione da 150 g di prodotto pulito occorrono circa 230 g di calamaro intero.

Va consumato entro 24 ore, in frigorifero nella parte più fredda. Il calamaro è tra i pochi prodotti ittici che il congelamento migliora: la formazione dei cristalli di ghiaccio rompe parte delle fibre e la carne risulta più tenera dopo lo scongelamento.

Informazioni geografiche

Loligo vulgaris è diffuso nel Mediterraneo e nell’Atlantico orientale, dal Mare del Nord alle coste dell’Africa occidentale. In Italia è pescato in tutti i mari, con reti a strascico e con la tecnica notturna della lampara, che sfrutta l’attrazione dei cefalopodi per la luce. La zona FAO per il prodotto italiano è la 37.

Non esistono denominazioni DOP o IGP legate alla specie.

Informazioni nutrizionali

Valori nutrizionali

Valori per 100 g di parte edibile, prodotto crudo. La parte edibile è pari al 65 % del prodotto acquistato.

Nutriente Valore per 100 g
Energia 68 kcal (284 kJ)
Acqua 83,0 g
Proteine 12,6 g
Lipidi 1,7 g
Colesterolo 177 mg
Carboidrati disponibili 0,6 g
Sodio 185 mg
Potassio 145 mg
Calcio 144 mg
Fosforo 189 mg
Magnesio 22 mg
Zinco 3,1 mg
Rame 1,2 mg
Ferro 0,2 mg
Vitamina A (retinolo equivalenti) 75 µg
EPA (C20:5) 18,24 % dei lipidi totali

Fonte: CREA — Tabelle di composizione degli alimenti, codice alimento 127100 (Calamaro, Loligo vulgaris).

Apporto di nutrienti

Con 68 kcal e 1,7 g di lipidi per 100 g il calamaro è tra i prodotti ittici meno energetici. Il dato che sorprende è il colesterolo, 177 mg per 100 g, molto superiore a quello dei pesci: è una caratteristica comune ai cefalopodi e ai crostacei.

Il calcio, 144 mg per 100 g, è insolitamente alto per un prodotto della pesca e contribuisce al mantenimento di ossa e denti normali. Lo zinco, 3,1 mg, contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario, e il rame, 1,2 mg, alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo.

Va notato che i valori si riferiscono al prodotto crudo: la frittura, che è la preparazione più diffusa, modifica in modo sostanziale l’apporto energetico del piatto finito.

Allergeni

I molluschi rientrano tra gli allergeni a dichiarazione obbligatoria elencati nell’Allegato II del Reg. (UE) 1169/2011.

Informazioni culturali

Origine del nome

Il nome deriva dal latino calamarium, il contenitore per l’inchiostro, a sua volta da calamus, la canna usata per scrivere. Il riferimento è doppio: alla sacca dell’inchiostro e alla forma affusolata della gladio interna, che ricorda una penna.

Curiosità

I cefalopodi hanno il sistema nervoso più sviluppato tra gli invertebrati, e il calamaro possiede assoni giganti che per il loro diametro eccezionale sono stati il modello sperimentale su cui, negli anni Cinquanta, è stato descritto il meccanismo dell’impulso nervoso — una ricerca che valse il premio Nobel a Hodgkin e Huxley.

Nelle altre lingue

Lingua Voce
Inglese European squid
Francese encornet, calmar
Spagnolo calamar
Tedesco Kalmar

Domande frequenti

Che differenza c’è tra calamaro e totano?

Le pinne. Nel calamaro (Loligo vulgaris) sono ampie e romboidali e percorrono circa due terzi del mantello; nel totano (Todarodes sagittatus) sono piccole, triangolari e concentrate all’estremità. La carne del calamaro è più tenera e sottile, quella del totano più spessa e coriacea, e richiede cotture prolungate. Il prezzo del calamaro è più alto.

Come si rende tenero il calamaro?

Rispettando i tempi: 1-2 minuti a fuoco molto vivo, oppure almeno 30-40 minuti in umido. La fascia intermedia produce il risultato peggiore, perché il collagene si è contratto ma non ha ancora avuto il tempo di trasformarsi in gelatina. Aiutano l’incisione a losanghe del mantello e, nelle cotture lunghe, l’aggiunta di un elemento acido.

Come si riconosce un calamaro fresco?

Dalla pelle integra e aderente con punteggiature rossastre vive, dagli occhi sporgenti, neri e brillanti, dalla carne soda di colore bianco perlaceo e dall’odore marino e delicato. Qualsiasi nota ammoniacale, la pelle staccata o le sfumature giallastre indicano un prodotto da scartare.

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