Cibi iper-appetibili: una ricerca americana ne specifica le caratteristiche

Ecco perché il nostro cervello ci fa mangiare certi cibi anche se siamo sazi

Cosa sono i cibi iper-appetibili? Cos'è che li rende tali? Da una ricerca scientifica americana identificate le tre combinazioni responsabili dell'iper-appetibilità.

Burger con bacon

È stata pubblicata il 5 novembre 2019 su Obesity e presentata al 7° Annual Obesity Journal Symposium presso ObesityWeek al Mandalay Bay South Convention Center di Las Vegas la ricerca scientifica che mira a stabilire misurazioni specifiche per classificare gli alimenti iper-appetibili e da cui risulta che la maggior parte degli alimenti consumati negli Stati Uniti rientra in questa categoria.
Il conduttore principale di questa ricerca, il prof. Tera Fazzino dell'Università del Kansas, alla luce dei dati rilevati dallo studio scientifico che ha condotto, ha dichiarato di voler confrontare i cibi americani con quelli consumati in altre nazioni e nello specifico avrebbe recentemente chiesto una sovvenzione per studiare l'alimentazione nel sud Italia dove prevale una dieta mediterranea.

Ma cosa si intende per cibo iper-appetibile? I cibi così definiti sono tutti gli alimenti spesso trasformati, come patatine o snack salati o i dolci come prodotti da forno, merendine e snack dolci che, grazie a mix accattivanti di grassi, zucchero, carboidrati e sodio stimolano i meccanismi dei circuiti neuronali eccitando l'appetito e inibendo i segnali di sazietà portando quindi ad abusarne nel consumo e a favorire l'obesità.
Ne è un classico esempio un famoso slogan pubblicitario di un popolare marchio americano di patatine che proclamava: "Scommetto che non puoi mangiarne solo una!".

Vediamo dunque a quali risultati ha portato la ricerca in questione. Mentre un tempo si pensava che fossero solo gli zuccheri a determinare l'iper-appetibilità di un alimento, gli autori americani hanno identificato 3 "cluster" cioè combinazioni specifiche, ossia:
1. grassi + sodio come negli hot dog o nel bacon,
2. grassi + zuccheri semplici come nelle torte, nei gelati e nei brownies,
3. carboidrati + sodio come nei crackers, nei salatini e nei popcorn.

Una volta quantificate le caratteristiche dell'iper-appetibilità le hanno applicate agli alimenti catalogati nell'FNDDS, il Database di alimenti e nutrienti per studi dietetici, sperando di scoprire quanto i cibi iper-appetibili fossero diventati prevalenti nella dieta Americana.
I risultati parlano chiaro. Gli autori hanno scoperto infatti che il 62% degli alimenti nell'FNDDS soddisfaceva i criteri di almeno uno dei tre gruppi di combinazioni identificate, di cui la maggior parte, il 70%, risultava ricco di grassi e sodio come piatti di carne o cibi a base di uova e latte come omelette o salse di formaggio, circa il 25% era ricco di grassi e zuccheri, il 16% era ricco di carboidrati e sodio e meno del 10% apparteneva contemporaneamente a più di una di queste combinazioni. Più sorprendente ancora è che i prodotti etichettati con grassi, zuccheri, sale o calorie ridotti o assenti rappresentano il 49% e hanno soddisfatto i criteri per essere classificati come iper-appetibili.

Il prof. Fazzino spera, alla luce di questi importanti risultati della ricerca, di poter offrire una utile guida affinchè le istituzioni responsabili possano mettere in guardia i consumatori sugli alimenti iper-appetibili al fine di migliorare la dieta soprattutto dei bambini e combattere le cause dell'obesità. Inoltre il prof. Fazzino ritiene che ottenute ulteriori prove che tali cibi iper-appetibili rappresentano un problema per la società, sarebbe utile prevedere una specifica etichetta da apporre sugli alimenti con la dicitura "questo cibo è iper-appetibile".

Di conseguenza sempre il prof. Fazzino pensa che sarebbe anche utile pensare ad alcune restrizioni in determinati luoghi come le mense scolastiche perché sono proprio i bambini il cui cervello è ancora in fase di sviluppo che possono essere maggiormente influenzati e indifesi rispetto all'eccessivo consumo di questi alimenti che può portarli al sovrappeso o anche all'obesità.

Fonte: ScienceDaily

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