Biancomangiare

Biancomangiare

Il biancomangiare è uno dei dolci al cucchiaio più antichi e delicati della tradizione siciliana. Un dessert semplice solo in apparenza, fatto di pochi ingredienti essenziali, che racconta una cucina elegante, povera ma raffinata, dove il profumo delle mandorle e la leggerezza della consistenza sono protagonisti assoluti. Candido, vellutato, quasi etereo, veniva preparato nelle occasioni importanti e servito ben freddo, spesso decorato con cannella o pistacchi, come gesto di cura e ospitalità.

Ingredienti (per 4/6 porzioni)

Procedimento

Versa una piccola quantità di latte di mandorla in una ciotola e scioglici l’amido di mais mescolando con una frusta, fino a ottenere un composto liscio e senza grumi. Questo passaggio è fondamentale per evitare che il biancomangiare risulti granuloso in cottura.

In una casseruola capiente versa il restante latte di mandorla, aggiungi lo zucchero e, se lo desideri, una striscia di scorza di limone, facendo attenzione a non includere la parte bianca. Porta dolcemente sul fuoco medio, mescolando finché lo zucchero non si è completamente sciolto.

A questo punto unisci il composto di latte e amido e abbassa leggermente la fiamma. Continua a mescolare senza mai fermarti, seguendo movimenti lenti e regolari, finché la crema inizia ad addensarsi. Dopo pochi minuti il composto diventerà denso, lucido e vellutato. Quando raggiunge una consistenza simile a quella di una crema pasticcera morbida, spegni il fuoco e rimuovi la scorza di limone, se presente.

Versa il biancomangiare ancora caldo negli stampini o in una pirofila leggermente inumidita e lascia raffreddare a temperatura ambiente.

Una volta freddo, trasferiscilo in frigorifero per almeno tre ore, il tempo necessario perché si rassodi completamente e sviluppi la sua tipica consistenza setosa.

Consigli

l biancomangiare va servito ben freddo, magari capovolto sul piatto come un piccolo budino, con una spolverata leggera di cannella che ne esalta la dolcezza naturale. In alternativa, una manciata di pistacchi tritati aggiunge una nota croccante e un richiamo visivo alla Sicilia.

La qualità del latte di mandorla è fondamentale: scegline uno puro, non zuccherato e con un’alta percentuale di mandorle, perché è lui a definire il sapore del dolce. Se preferisci un gusto ancora più delicato, puoi ridurre leggermente lo zucchero; se invece ami i profumi agrumati, la scorza di limone è un’aggiunta discreta ma elegante.

Si conserva in frigorifero per due o tre giorni, coperto, mantenendo intatta la sua cremosità. È uno di quei dolci che non hanno bisogno di effetti speciali: basta un cucchiaio per capire perché, da secoli, continua a essere preparato.

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