Rabarbaro

Rabarbaro

Il rabarbaro è una pianta dal sapore inconfondibile, acidulo e fresco, utilizzata soprattutto in preparazioni dolci ma sorprendente anche in cucina salata. Ancora poco diffuso nella tradizione italiana, è molto amato nelle cucine del Nord Europa per marmellate, composte e dolci primaverili. Si riconosce per i suoi lunghi gambi carnosi, dal colore che varia dal verde al rosso intenso, mentre le foglie, grandi e decorative, non sono commestibili.

Cos’è il rabarbaro e la sua origine

Il rabarbaro appartiene al genere Rheum ed è una pianta perenne originaria dell’Asia. In Europa si è diffuso soprattutto nei paesi dal clima più fresco, dove è diventato un ingrediente tipico della cucina primaverile.

In cucina si utilizzano esclusivamente i gambi (piccioli), mentre le foglie contengono elevate quantità di acido ossalico e non devono essere consumate.

Stagionalità

Il rabarbaro è un ingrediente tipicamente primaverile. La stagione va da aprile a giugno, quando i gambi sono più teneri e meno fibrosi. I primi raccolti sono anche i più delicati e meno acidi.

Si trova soprattutto nei mercati ben forniti, nei negozi biologici o coltivato direttamente nell’orto.

Sapore e consistenza

Il rabarbaro ha un sapore acidulo, fresco e leggermente fruttato, spesso paragonato a quello della mela verde o degli agrumi. La sua acidità lo rende perfetto per bilanciare preparazioni dolci o piatti ricchi.

La consistenza è carnosa e croccante da crudo, mentre in cottura diventa morbida e cremosa, quasi simile a una composta.

Come cucinare il rabarbaro

Il rabarbaro si utilizza principalmente cotto. Prima dell’uso si lavano i gambi, si eliminano le estremità e, se necessario, si rimuovono i filamenti più duri, proprio come si fa con il sedano.

In cucina è molto versatile. Può essere utilizzato per:

  • composte e confetture
  • crostate e torte rustiche
  • crumble primaverili
  • sciroppi e bevande
  • chutney agrodolci
  • accompagnamento per formaggi
  • contorni per piatti salati
  • risotti e preparazioni creative

La sua acidità si abbina perfettamente allo zucchero nei dolci, ma funziona molto bene anche con ingredienti salati, soprattutto grassi o cremosi.

Come conservarlo

Il rabarbaro fresco si conserva in frigorifero, nel cassetto delle verdure, per circa una settimana, avvolto in un panno o in un sacchetto traspirante.

Può essere anche:

  • congelato a pezzi, dopo averlo tagliato
  • cotto e conservato sotto forma di composta
  • trasformato in confettura o sciroppo

Una volta cotto, si mantiene in frigorifero per alcuni giorni.

Proprietà e benefici del rabarbaro

Il rabarbaro è poco calorico e ricco di acqua. Contiene fibre, vitamina C, vitamina K e sali minerali come potassio e calcio. È apprezzato per le sue proprietà:

  • digestive
  • rinfrescanti
  • leggermente lassative
  • depurative

L’acidità naturale stimola la salivazione e può favorire la digestione, soprattutto dopo pasti ricchi.

Abbinamenti consigliati

Il rabarbaro si abbina molto bene a ingredienti dolci e cremosi che ne bilanciano l’acidità. Tra gli abbinamenti più riusciti:

  • fragole
  • mele
  • agrumi
  • vaniglia
  • yogurt
  • panna e ricotta
  • mandorle e frutta secca
  • formaggi freschi e caprini

In versione salata è ottimo con cereali, riso, verdure primaverili e preparazioni agrodolci.

Curiosità

  • In botanica il rabarbaro è una verdura, ma in cucina è utilizzato spesso come frutta
  • In molti paesi del Nord Europa è protagonista di dolci tradizionali primaverili
  • Il colore rosso intenso non indica necessariamente maggiore dolcezza
  • È una delle prime piante perenni a spuntare dopo l’inverno

Il rabarbaro è un ingrediente stagionale e sorprendente, perfetto per portare in cucina una nota fresca, acida e primaverile.

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