Natale in Liguria

Come ogni regione italiana tanti sono i riti e le tradizioni del Natale ancora oggi tramandate e rispettate: preparativi e riti simbolici. La festa dell’anno più attesa era il Natale, con il caratteristico pranzo. Si iniziava a pensarci già tempo prima, preparando apposite scorte durante l’inverno.

  • L’11 novembre, giorno dedicato a san Martino, simboleggiava la fine dell’anno agrario. Questo era il giorno del pranzo abbondante prima di quello natalizio e si assaggiava il vino novello nelle cantine gustando caldarroste o rostie.
  • Il 13 dicembre, invece, con la festa di Santa Lucia, prendeva avvio una specie di rito sacrificale: l’uccisione del maiale, di cui nulla andava perso. Basti pensare che perfino le ossa erano conservate sotto sale per farne un economico companatico da affiancare ai cavoli neri, e la testa veniva conservata per poi essere consumata assieme alla focaccia di granoturco o alla farinata, dopo la messa di mezzanotte di Natale. Ma la vera squisitezza era il berodo, sanguinaccio confezionato con il sangue del maiale.
  • Il giorno della vigilia si facevano le pulizie ed era usanza addobbare la casa con decorazioni fatte con lunghi fili di spago in cui venivano infilati bacche di ginepro, alloro, rametti di ulivo, maccheroni, noci e nocciole. Al mattino le donne preparavano il pandolce per il Natale e spesso anche i ravioli, che in alcune zone sostituivano i natalini, e si cuoceva il berodo per l’indomani. Sul piano del focolare ardeva il ceppo d'olivo o d'alloro, che bruciava lentamente fino a Capodanno, simbolo del vecchio anno che sta per terminare. Il pranzo e la cena erano piuttosto frugali, a base di cavoli bolliti conditi con l’olio, farinata, pane casereccio e focaccia di granturco.
  • La mattina di Natale le mamme mandavano i bambini a prendere il pane bianco di bottega ed era usanza che i negozianti regalassero loro torroncini. Nel pomeriggio inoltrato del 25 dicembre e si protraeva fino a tarda notte; il capofamiglia sbarrava le porte di casa perchè la quiete della famiglia era sacra e, dopo un anno di rinunce e sacrifici, si dava inizio al pranzo con il gran menù della festa.
    Sulla tavola imbandita non dovevano mancare elementi simbolici propiziatori: uno scopino di erica, fatto benedire durante la messa di mezzanotte, una manciata di sale, la cassoa, cioè il mestolo forato, una michetta di pane bianco per i poveri e un'altra lasciata in serbo per gli animali. La prima pietanza del pranzo era costituita dai natalini in brodo, lunghi maccheroni di pasta di semola di grano duro lisci e tagliati a "penna". Quindi si proseguiva con il cappone lesso con mostarda (nei secoli a seguire, in momenti di particolare ristrettezza il cappone veniva sostituito con il "capponmagro" a base di gallette, pesce povero e verdure). La festa natalizia terminava con giochi sociali, come la tombola, il mercante in fiera e il giro dell' oca.
  • Il 26 dicembre si consumavano i ravioli, preparati con gli avanzi del giorno precedente.
    A fine pranzo arrivava il piatto più atteso della festa natalizia: il pandolce decorato con un ramoscello d'alloro (vedi disegno tratto da Da www.regione.liguria.it). Il più giovane componente della famiglia toglieva il rametto e tagliava il pandolce e il più anziano serviva le porzioni a tutti i convitati seguendo un rituale preciso e facendo attenzione a mettere da parte una fetta per i poveri. Il pranzo natalizio terminava con noci, frutta secca e candita, uva, mele carle e pere martine sciroppate.
    Da www.regione.liguria.it
 

I vostri commenti

molto bello il testo

Grazie Matteo! Ci fa molto piacere!!!!

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