Parte dell'introduzione del libro di Davide Oldani:
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La mia cucina pop. L'arte di caramellare i sogni"
"Mi dicono che sono pop e ho smesso di chiedermi cosa intendano e soprattutto se sia davvero così, però ho cominciato a fare alcune considerazioni.
Se rivalutare il territorio, le diverse zone che contraddistinguono il paese dal punto di vista gastronomico, con le sue materie prime più povere e più umili (e umiliate!), ha una valenza pop, allora ci sto. Chiamatemi pure cuoco pop e ne sarò orgoglioso, perché mi sa di popolare nel senso più tradizionale del termine. In fondo sono uno del popolo, a cui piace restare così, senza bussare alla porta dello star system che della parola popolare conosce solo un significato secondo me distorto: “celebre”.
Che sono popolare, pardon pop, me lo dicono in molti, ormai. Me l’hanno detto la prima volta quattro anni fa, anzi, qualcuno l’ha anche scritto.
Sono arrivati al punto di giocare con questa etichetta, facendomi immortalare con indosso un paio di improbabili occhiali alla Andy Warhol. Ma questo è solo un gioco, appunto, la verità è da tutt’altra parte.
La verità del mio essere pop è in quello che probabilmente ha fatto più parlare di me negli ultimi anni: la mia cipolla caramellata. Lì, credo, stia tutto il mio essere pop e anche il sogno della mia vita. Non si tratta di “cucina povera” (perdonate l’azzardato paragone con l’arte povera), quanto piuttosto di cucina umile, perché creata e portata in tavola con una sana dose di umiltà, una virtù che dovrebbe estendersi a tutti gli ambiti della vita...
... Le mie esperienze in giro per il mondo e tra le cucine dell'alta gastronomia, quelle con le "stelle" da grandi sacrifici e lo stato dell'arte della disciplina - da Londra de Le Gavroche di Albert Roux al Principato di Monaco del Louis XV di Monsieur Alain Ducasse e alla pasticceria Fauchon quando il pasticciere era Pierre Hermè, dopo essere partito da Gualtiero Marchesi e passato anche da Giannino e dalla pensione Bellaria di Cesenatico - hanno fatto di me quello che sono oggi: un imperfetto cuoco pop con il pallino per la cucina dello stare bene, anche a tavola, abbinata al gusto e alla tradizione.
E' proprio la tradizione che mi ha permesso di raggiungere traguardi che mi rendono orgoglioso e che mi danno la sensazione di aver percorso la strada giusta: l'aver ritirato l'Ambrogino d'oro nel 2008, per esempio, ha assunto un significato duplice...
... Me lo dicono i sorrisi degli ospiti al D'O, gli oggetti di design che da semplici ipotesi della mia mente si concretizzano in materia, e tutto ciò che intorno a me comincia ad assomigliarmi sempre di più.
Ecco la mia identità, frutto di anni di dedizione e lavoro, grazie ai quali si è fatta visibile e immediatamente riconoscibile. Oggi sono un cuoco pop come lo sarò anche domani, magari con maggiore consapevolezza. E' la mia natura che mi porta a voler progredire incessantemente, per dare - se possibile - ancora più identità alle mie ricette e ai miei oggetti, a tutto ciò che di me è visibile e tangibile, non solo astrazione o sogno di un ragazzo di provincia alla costante ricerca dell'eccellenza."
(Parte dell'introduzione del libro "
La mia cucina pop. L'arte di caramellare i sogni", pubblicato con il personale consenso dell'autore).
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