| Utilizzo principale | Dolce invernale tipico delle feste natalizie. |
| N° persone | - |
| Bimbi | |
| Ingredienti | • 1 kg di fichi secchi |
| Preparazione | 1- Tagliare a pezzetti i fichi, farli bollire con il mosto cotto e far riposare il composto per un giorno intero. 2- Nell’impastatrice mettere l’impasto del giorno prima e aggiungere tutti gli altri ingredienti lasciando in ultimo la farina. L’impasto deve essere amalgamato per almeno 15 minuti e poi deve riposare per 10 minuti; oliare degli stampi tipo quelli del plum cake e poi passare del pan grattato. 3- Mettere l’impasto negli stampi per almeno 5 centimetri. Unavolta riempiti gli stampi, mettere sopra un goccio di olio di oliva e decorare con mandorle, noci e ciliegie tritate. 4- Cuocere in forno a 200 ° C per 30-40 minuti da controllare dopo 30 minuti per vedere se il dolce è asciutto. |
| Tempo necessario | - |
| Costo | Medio/alto. |
| Difficoltà | Media. |
| Varianti | Tratto da: www.corriereproposte.it Leonardo Bruni, autore del volume “Marche. Ricette raccontate”, un compendio della tradizione gastronomica marchigiana, cita cinque ricette esemplari del fristingo, una per ogni area delle Marche, mettendo in risalto similitudini e differenze. Molto simile è il bostrengo pesarese che aggiunge agli ingredienti anche il riso, mele e pere fresche. Nel Maceratese tutti gli ingredienti venivano mescolati in un caldaio e posti sul fuoco del camino finchè gli ingredienti non si riducevano a una pappa che veniva poi versata in una teglia unta con lo strutto e cosparsa di pangrattato, messa poi in forno per un’ora a 180°. Nel Fermano i fichi secchi venivano messi in acqua tiepida la sera precedente e il giorno successivo fatti sobbollire a fuoco basso per far ritirare tutta l’acqua in eccesso. I tempi di cottura in questo caso una volta mescolati gli ingredienti si riducono a 30 minuti. Nell’Ascolano i fichi venivano ammollati in acqua e vino, mentre l’uva sultanina nel mistrà, mentre la variante dell’antica ricetta prevede l’uso di fette di pane raffermo che venivano adagiata come base per ospitare l’impasto, cotto in forno a 180° per un’ora circa. La versione anconetana, oltre all’ammollo di fichi secchi e uva passa, prevede la preparazione di una sorta di polenta con la farina alla quale mescolare successivamente tutti gli ingredienti previsti. Cottura a 180° per un’ora. La ricetta tradizionale delle Valli dell’Esino e del Misa prevede come variante la presenza di mele fresche che vengono affettate sottilmente e messe in ammollo con fichi secchi e uva sultanina. |
| Cenni storici e origine | Leonardo Bruni, fa risalire le origini del frustingo addirittura al sec. XIII e riporta che nelle Marche esisterebbero addirittura 22 modi diversi di preparare questo straordinario dolce molto calorico, ma gustoso. Nato come piatto povero realizzato utilizzando frutta secca, un tempo poco costosa perché abbondante in campagna, e altri ingredienti che avanzavano (farina, pane raffermo), il fristingo è oggi uno dei dolci più costosi proprio per l’elevato costo dei singoli ingredienti. Lo zucchero nelle ricette originarie era presente in quantità minime proprio perché costoso. |
| Il nome | Il nome deriva dal termine latino “frustum” che significa “pezzetto, tozzo”, perché in effetti si presenta di 5 centimetri di altezza. SI trova significato di "frustum", anche "povero". |
| Anche detto... | Fristingo, frustingo (Ascoli), frostengo (Macerata), pistingo (basso maceratese), bostrengo (nel Montefeltro e pesarese), frustingolo. |
| Proverbio | "Piov e neng, tutt l'vecchie fann el bostreng ", cioè: Piove e fà la neve, tutte le vecchie fanno il bostrengo. Significa che si tratta di un dolce per le occasioni eccezionali, così come è eccezionale veder piovere e nevicare contemporaneamente. |
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