| Descrizione | Lamelle: non molto fitte, protette da un velo fugace nei giovani esemplari, bianche poi giallognole, infine brunastre e macchiate di rossastro con l'età. Gambo: da 5 a oltre 20 cm. slanciato, fibroso, a crescita cespitosa, brunastro e ricoperto da squamette bianche o gialline. E' presente un anello membranoso, pendulo, biancastro. Carne: bianca, soda, coriacea e fibrosa soprattutto nel gambo, sapore più o meno amarognolo e astringente, odore fungino. Durante la cottura la sua carne diventa scura, quasi nera. E' un fungo dal sapore ottimo, aromatico. I chiodini sono diffusi in tutti gli ambienti boschivi, e in tutti gli habitat non coltivati delle campagne e lungo le rive dei fossi e dei fiumi, ovunque ci sia una pianta indebolita. Si tratta infatti di un fungo che cresce sul legno. Crescono solitamente nella stagione autunnale. Deve essere raccolto solo il cappello, perché il gambo è coriaceo e non edule, fate questa operazione direttamente nel bosco. Dopo eventuali gelate, i chiodini risultano tossici e quindi non devono essere raccolti, |
| Commestibilità |
E' un fungo commestibile, ma va consumato con cautela perchè può causare disturbi ed intossicazioni. Devono essere consumati solo esemplari giovani, in modeste quantità e sempre dopo una prolungata bollitura, buttando più volte l'acqua di cottura. Possono essere confusi con specie tossiche e non commestibili, quali il falso chiodino (Hypholoma fasciculare, vedi foto a sinistra) e la pericolosa Galerina marginata (Foto a destra), velenosa e mortale.
Si consiglia di prestare molta attenzione. |
| Utilizzo principale | Trifolati o in qualsiasi ricetta si presti per l'utilizzo di questo fungo. |
| Altri utilizzi | I chiodini sono ottimi sott'olio, sott'aceto e sotto sale. |
| Il nome | Nome latino: Armillaria mellea, dal latino 'armilla': braccialetto, per la presenza dell'anello; dal latino 'mellèus' attinente il miele, per il colore simile al miele. |
| Stagionalità | E' specie piuttosto tardiva che fa la sua comparsa dall'autunno inoltrato fino all'inverno. |
| Reperibilità | Molto comune ed abbondante. |
| Come scegliere | I migliori sono gli esemplari piccoli con cappello chiuso e gambo tenero. Quelli troppo maturi e dal gambo grande, sono coriacei e quindi, indigesti. |
| Come pulirli | Bisogna eliminare la base terrosa del gambo e la parte fibrosa agli esemplari più grossi. Spazzolare il cappello con un pennello da cucina. Se non si riuscirsse ad eliminare completamente la terra li si può passare molto rapidamente sotto l'acqua ed asciugarli subito con un telo o con carta assorbente. |
| Suggerimenti | Meglio lasciare interi gli esemplari, in quanto con la cottura tendono a ridursi notevolmente. Per il loro consumo è sempre consigliabile una prebollitura, gettando l'acqua di cottura, trattati così risultano estremamente più digeribili. |
| Calorie | Per 50 gr di parte edibile: 15 kcal, 63 kJoule. |
| Celiachia | Non contengono glutine. (Dato fornito da AIC: Associazione italiana Celiachia) |
| Conservazione | E' un fungo resistente che può essere conservato in frigorifero in un sacchetto di carta, possibilmente pulito, ma non lavato, per 2-3 giorni. (Vedi anche "Come si fa: congelare i funghi"). |
| Anche detto... | Chiodino buono, Famigliole, Famigliola, Chiodino del miele, Fungiu 'e troccanu, Famigliola buona, Agarico di miele, Fungo della zocca. |
| Curiosità | Gli esemplari cresciuti su ceppi di latifoglia sono considerati migliori di quelli cresciuti su ceppi di conifera. |
| Nei dialetti italiani | Lombardia chiodino, chiodini: ciudlin Veneto chiodino: ciuin Da www.dialettando.com. |
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