| Descrizione | La forma è di parallelepipedo con faccia piana quadrata da 17 a 19 cm di lato e scalzo diritto da 9 a 15 cm; il peso medio per forma varia da 3 a 5 kg. La presenza di muffe in superficie è segno del naturale processo di stagionatura, quindi è consigliabile non asportare totalmente la crosta, ma di raschiarne leggermente la superficie. (Vedi "Formaggio: muffa"). La pasta con occhiatura rara distribuita irregolarmente; consistenza tendenzialmente compatta, friabile, più morbida nella parte immediatamente sotto la crosta per effetto della maturazione prettamente centripeta. il colore della pasta è bianco che tende al paglierino con l ’aumentare della stagionatura con fenomeni di proteolisi nel sottocrosta. Il sapore è aromatico ed intenso che assume connotazioni più pronunciate con il trascorrere della stagionatura. |
| Utilizzo principale | Oggi è in uso consumarlo come formaggio fresco, dopo circa 30 giorni. Anche dopo 2-3 mesi di stagionatura è però un ottimo formaggio da tavola, dal gusto asciutto ed aromatico, che ricorda il profumo di sottobosco, di consistenza friabile e gessata. |
| Lavorazione | Per la sua produzione viene impiegato latte intero, parzialmente scremato e pastorizzato. La sua coagulazione, a 36 °C, dura 30 minuti, indi la cagliata viene spezzettata in minuscoli frammenti. Infine, la massa ottenuta viene posta a stufatura per 18 ore. La stagionatura dura 3-5 mesi (in questo caso ha un gusto aromatico e fragrante) oppure 8-12 mesi, acquisendo così un profumo più intenso. |
| Varietà | Quello nella foto è un salva particolare, stagionato in grotta. |
| Origine | La zona di produzione della D.O.P. " SALVA CREMASCO" comprende l'intero territorio delle province di: BERGAMO, BRESCIA, CREMONA, LECCO, LODI, MILANO. |
| Il nome | Deriva dall'uso di "salvare" il latte eccedente il consumo familiare impiegandolo nella produzione di formaggio. |
| Stagionalità | Tutto l'anno. |
| Reperibilità | Difficile fuori dal territorio di produzione. |
| Conservazione | Vedi: "Il formaggio: conservazione". |
| Cenni storici | Le testimonianze storiche che comprovano che la lavorazione del latte tra Adda e Serio, e la produzione di questo formaggio, presente nella tradizione gastronomica dei luoghi, sia una pratica antica sono numerose a partire dopo l'anno mille, con lo sviluppo urbanistico, quando il locus Cremae divenne castrum, borgo fortificato. Nei resti dell’insediamento di un piccolo villaggio protostorico rinvenuto a Montecchio di Vidolasco, databile intorno al X sec. a. C., sono stati rinvenuti numerosi frammenti di colatoi fittili, recipienti forati a base piatta che testimoniano l'esistenza di una intensa attività relativa alla trasformazione del latte. A riprova del largo consumo infine, appaiono caci di diverse forme, nei numerosi quadri e negli affreschi databili XVII e XVIII, dove sono raffigurate tavole imbandite o scene tratte da suntuosi banchetti. Un recente studio (Gruppo Antropologico Cremasco - Crema a tavola ieri e oggi-2001) ha evidenziato che per esempio nella cena di San Gregorio Magno, ispirata alla leggenda aurea, compare sul desco una piccola formella di Salva Cremasco. |
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| Vedi: "Formaggio", ricche pagine con la descrizione dei formaggi. | |
| Vedi: "Come si fa: il formaggio in casa ". | |