| Descrizione | Esistono decine di mostarde diverse, ma le più famose in assoluto sono quella di Cremona e Mantova in Italia, quella di Digione in Francia e quella inglese. La mostarda italiana è tipicamente fatta con frutta candita contenuta in uno sciroppo nel quale è miscelata una quantità variabile di senape, che lo rende più o meno piccante. Il quantitativo di gocce di senape usualmente varia da dieci a venti gocce per kg di composto, a seconda dell'intensità di piccante desiderata. La mostarda di Cremona è preparata con frutta candita contenuta immersa in uno sciroppo lievemente piccante mentre quella di Mantova utilizza mele cotogne, dal sapore acidulo e dalla cosistenza legnosa, immerse in uno sciroppo dal sapore più tenue. I prodotti industriali che si trovano sul mercato sono molto meno piccanti rispetto alle preparazioni tradizionali. |
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| Utilizzo principale | Queste mostarde tradizionalmente sono usate per accompagnare bolliti di carne o carni molto saporite come le selvaggine. In tempi più moderni si è diffuso l'abbinamento con i formaggi, in genere stagionati. | |
| Varietà | Il termine è fonte di molti fraintendimenti a causa del suo rimando al francese moutarde, che sta a significare sia la senape che il condimento che da essa si ricava, fra cui la famosa senape di Digione (moutarde de Dijon), a base di aceto, sale e grani di senape. I due prodotti, oltre all'etimologia del nome, hanno in comune solo l'utilizzo della stessa pianta. Tuttavia è invalso nell'uso comune il termine mostarda per indicare anche le senapi, ossia tutte le preparazioni a base di senape. La Francia ha una grande tradizione nella produzione di mostarde (moutarde), e anche se viene preparata industrialmente, conserva più o meno intatti i sapori di un tempo grazie a disciplinari di produzione più severi. I semi macinati vengono impastati con aceto, birra o vino e mescolati con altri ingredienti e non si trova la frutta. Nella senape "all'antica" si lasciano interi o parzialmente frantumati i semi di senape, in modo tale da fargli assumere una consistenza granulosa o più rustica. Le mostarde francesi più famose sono quella di Digione, molto forte, di Bordeaux e di Orleans, più dolce, e quella di Meaux, relativamente dolce. |
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| Origine e storia | A conferma dell'antichità della tradizione della mostarda vi sono anche alcune citazioni letterarie. Per esempio, nella Secchia rapita del Tassoni (del 1621), tra i doni fatti a un legato pontificio si citano (XII, 38) due cupelle / di mostarda di Carpi isquisitissime. E già un secolo prima, nel 1522, il Berni alludeva alla mostarda nelle sue lettere facete. | |
| Il nome | Le preparazioni a base di senape sono dette "senapi" o più propriamente, "mostarde". Il nome mostarda deriva dal latino "mustum", poiché in molte preparazioni a base di senape veniva usato il mosto di vino. Ancora oggi, in Sicilia, troviamo una mostarda fatta solo di mosto cotto e farina di senape. |
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| Stagionalità | Tutto l'anno, ma durante le feste natalizie gli scaffali dei supermercati si arricchiscono notevolmente di varietà di questo prodotto. | |
| Reperibilità | Facile per quelle industriali. | |
| Calorie | Le mostarde non sono tutte uguali. Sono preparate in vari modi alcuni dei quali prevedono l'uso di zuccheri e frutta candita o sciroppata. Ne risultano mostarde quasi senza calorie (la francese e l'inglese) o mostarde molto caloriche (quelle italiane). In entrambi i casi, grazie al sapore molto pungente, difficilmente se ne assumono quantità rilevanti. La mostarda è sempre un alimento di accompagnamento e come tale è difficile esagerare con le calorie. | |
| Celiachia | - |
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| Conservazione | Le mostarde vanno conservate in frigorifero una volta aperte, dove si conservano anche a lungo. Le mostarde italiane si conservano solo qualche settimana, quelle francesi e inglesi (che non contengono zuccheri in quantità rilevanti) si conservano per qualche mese. Con il passare del tempo le mostarde perdono mordente, soprattutto quelle italiane a base di frutta candita. | |
Vedi: |
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| Spezie e semi: Semi di senape bianca | ||
| Ricetta Artusi n° 788: Mostarda all'uso toscano | ||
LIBRI CONSIGLIATI |
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